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Soom T mi ha spiegato la vita

Soom T mi ha spiegato la vita

Ci ho messo un sacco a scegliere il titolo di questa intervista. Me ne vergogno perché invece la mia Gyal Powder di questa volta è una donna che stimo molto e che ci ha messo pochissimo a rispondere alle mie domande.
Non perché fosse di fretta, anzi. Nonostante tutto ha avuto un sacco di cose da dire e questo mi ha sicuramente riempito di gioia. Ho conosciuto Soom T troppo tardi nella mia vita. Ho sentito la sua voce sui brani dei Mungo’s, ma il vero incontro folgorante è stato in Giappone dove ho trovato un suo dischetto nelle produzioni di Bim One e quando l’ho sentita ho dovuto riascoltarla molte volte perché mi aveva ipnotizzato. Ricordo che il ragazzo al negozio mi guardava con aria attonita e nel suo non parlare nessuna lingua che non fosse giapponese cercava di interpretare il mio entusiasmo. “Questa è Soom T” dicevo sgranando gli occhi e lui annuiva poco convinto. Tornato dal viaggio ho esplorato la sua carriera musicale e mi sono fatto questo viaggio con lei attraverso i generi che ha percorso e sono molti. Dal dub all’elettronica spinta, dal rap al reggae melodico, al digital e rub a dub. Non è solo il flow, la musica, la “cazzimma” come direbbero a Napoli che affascina di Soom T. Le parole che dice, i testi, i concetti che vuole e che tenta di esprimere nelle sue mille personalità sono una sorta di messa in musica dell’universo femminile in generale. Soom T è praticamente un’amazzone minuta e con un bellissimo sorriso. Oltre che a una voce che spacca tutto, ovviamente.

RR: Ciao Soom T benvenuta su Gyal Powder, è un grande onore.
Grazie del tuo tempo. Come prima domanda vorrei chiederti una riflessione generale sul mondo della musica contemporaneo. Spesso i tuoi testi, le tue liriche mi ricordano molto la poesia e la necessità del messaggio le portano su un livello spesso rivolto alla massa. Questi sono buoni tempi per fare musica? La musica è un buon veicolo per far passare il messaggio?

ST: La musica sembra essere l’unico modo per diffondere un messaggio in questi giorni. Così tante persone ascoltano la musica e ha un modo di toccare persone diverse. Credo che sia uno strumento di condivisione, di pensieri e di idee, un modo per affermarsi senza imporsi. Il mio obiettivo è confortare, potenziare e ispirare con la musica una persona fuori dalle solite dinamiche quotidiane per fargli sognare qualcosa di più bello.

RR: Come è nato il tuo amore per la sound system culture? Qual è la tua storia e come giudichi ora la tua carriera professionale?

ST: È stata una evoluzione naturale. Quando ero adolescente iniziavo a masticare un po’ di rap. Sentivo la poesia dell’hip hop e il ritmo che richiamava più una improvvisazione quasi jazz. In questo viaggio sul suono e il ritmo sono arrivata alle calde e confortanti onde del reggae e il reggae ha come risvegliato la bimba che era in me. Mi piaceva uscire con gli amici della scena reggae quindi è diventato naturale ispirarsi e viverla come propria. Sono felice della mia crescita e della mia attuale carriera. Sono circondata da brave persone e non temo i vampiri delle major. La scena reggae è bella. Persone affascinanti e consapevoli cercano la bontà, la rettitudine e la pietà. Non celebriamo vanità, fama o fortuna, ma relazioni personali e cerchiamo un mondo migliore attraverso l’umiltà e l’amore reciproco.

RR: La tua voce, insieme a quella di artisti come Marina P, Miss Red, Solo Banton e Pupajim è legata a un messaggio di risveglio delle coscienze, di tema politico e soprattutto sociale. Ci sono tante cose sbagliate nel mondo, ma c’è qualcosa che vale la pena salvare? Come vedi l’Europa in questo momento, non solo sotto un aspetto musicale.

ST: Ah! Ah! Ah! Bella domanda! C’è qualcosa che vale la pena di salvare? Be’, certamente e Gesù lo dice. Finché ci sono persone vive e bambini che soffrono ci sarà sempre qualcosa che vale la pena salvare. Il messaggio più importante che ogni artista reggae, compresi tutti i miei buoni amici che hai citato qui, è che amiamo le persone, vogliamo aiutarli e vogliamo incoraggiare le persone a prendersi cura di loro, nutrire gli affamati, aiutare i senzatetto e fare tutto ciò che puoi per aiutare ad alleviare la sofferenza degli altri. Guarendo gli altri, guariremo noi stessi e quindi cureremo il mondo dalla malattia dell’egoismo, del compiacimento, dell’ignoranza, dell’odio, dell’avidità, della vanità. L’Europa e il mondo in generale è un casino. Scandali, disastri e guerre normalizzati dai media. Viviamo in una società malata. Krishnamurti una volta disse: “Non c’è salute mentale di un uomo che potrebbe mai adattarsi a una società così malata” Credo che i GRANDI cambiamenti debbano avvenire. Quando iniziamo a vedere gli altri come sè stessi e li trattiamo nel modo in cui ci aspettiamo di essere trattati con misericordia e gentilezza, inizieremo a vedere un enorme cambiamento nelle nostre vite e nel mondo. Chiunque non pensi che ci sia qualcosa che valga la pena di salvare può anche morire o trovare una grotta in cui vivere!

RR: Il tema della canapa è spesso presente nelle tue tunes. Come giudichi la situazione sul controllo e la gestione dell’erba in questo momento storico? Quali sono i principali nodi e problemi relativi alla coltivazione e al consumo di cannabis che dovrebbe essere sdoganato ormai da molto tempo?

ST: La cannabis è conosciuta come una pianta che, anche se cresciuta, guarisce il terreno in cui fiorisce e lo rende più adatto a coltivare ogni sorta di altre piante e verdure in futuro. Con essa possiamo anche fare vestiti, carta, medicine e molte altre cose. Il fatto che sia illegale è ridicolo. È come rendere illegali le mele. È una pianta naturale che può essere usata con effetti positivi. Combattendo per i diritti delle persone che devono e vogliono usare questa pianta, combattiamo per i diritti di usare tutte le piante naturali che Dio ci ha dato per goderne. Chiunque cerchi di fermare il nostro diritto umano di usare una pianta è un disgraziato e ha bisogno di farne su uno bello grosso.

RR: Gyal Powder è una rubrica che parla di donne e di artisti femminili. Nel mio paese, l’Italia, c’è ancora presente un forte retaggio maschilista e spesso abbiamo paura che lo spazio lasciato alla donna per esprimersi sia sempre in qualche modo denigratorio o limitato. Che consiglio daresti alle ragazze che ci stanno leggendo e ascoltando, a coloro che hanno un sogno e vogliono cantarlo?

ST: Scrivi canzoni e registrale. Scrivi di cose che significano qualcosa per te. Sii umile, ordinata e gentile. Tieni i vestiti addosso. Se hai una voce che è sufficiente per toccare i cuori e le menti, non è necessario trasformarsi in una fantasia porno per avere successo. Abbi fiducia in te stessa, conserva la dignità che Dio ti ha dato e lavora molto duramente. Non smettere di esplorare la musica, imparare cose nuove, pianificare e organizzare la tua prossima mossa e concentrarti sulla tua arte. Non perdere tempo a coltivare la tua immagine. La tua immagine diventerà vecchia e appassita, ma la tua voce e il tuo spirito diventeranno più belli con il tempo e nessuno sarà mai in grado di intaccarlo, quindi usa il tuo tempo con saggezza e coltiva la tua personalità, non un’immagine falsa che puoi usare come coperta. Il tempo è prezioso. Usalo saggiamente. Abbi fiducia nelle tue sorelle e non ascoltare mai nessuno che cerchi di umiliarti. Solo Dio può giudicare e quando ti vede impegnata a lavorare, ricompenserà la tua fede e i tuoi sforzi. Dipende solo da te stesso e da Dio.

RR: I tuoi prossimi progetti quali sono? Hai già in mente qualche tour e qualche conferma per i festival?

ST: Pubblicherò un album chiamato “Born Again” in uscita il 2 marzo. Ho già organizzato un bel tour. Puoi controllare alcune date qui.

RR: La classica domanda di Gyal Powder è questa: qual è la prima cosa che fai appena sveglia la mattina? La mia ultimamente è quella di ascoltare la tune Weedy Hawks di Ode to a Karrot, il tuo disco con Budz. Mi mette di splendido umore.

ST: Ah! Ah! Sei fantastico! Comincio con una tazza di succo di limone e acqua, poi una banana e recito gli inni del mattino. Quindi… prego.

Grazie, Soom T 🙂

Grazie, Jacopo. Che Dio ti benedica. 🙂

 

 

Photo credits: Soom T FB page